La storia della Fattoria di Fiorano racconta di Alberico Boncompagni Ludovisi,  Principe di Venosa,  che nel 1946 eredita un terreno sull’Appia Antica,  alle porte di Roma,  e decide di impiantare un numero limitato di filari di quattro vitigni (Merlot, Cabernet, Semillon e Malvasia di Candia),  da coltivare secondo canoni antesignani della moderna agricoltura biologica,  proprio mentre il mondo delle coltivazioni si apre all’agricoltura chimica convenzionale. Con il passare del tempo,  il Principe di Venosa produce dai suoi vitigni un vino rosso e due vini bianchi unici,  e la storia di Fiorano diventa la leggenda di un uomo restio a vendere anche poche bottiglie,  schivo,  deciso a proteggere dal mondo il particolare rapporto con le sue uve al punto da eliminare quasi tutti i filari nel momento in cui sente di non poter più garantire loro la sua cura. Dalle viti superstiti e da questa stessa terra,  Allegra,  Albiera e Alessia,  le tre nipoti del Principe,  hanno deciso di ripartire. Una continuità di intenti e di valori all’interno della stessa famiglia,  ma una rinnovata maniera di vivere la Fattoria di Fiorano. Non solo il vino,  però,  rappresenta il flusso ininterrotto attraverso le generazioni: per fare il pane,  le tre sorelle mantengono vivo il lievito madre ereditato da nonno Alberico,  che considerava il grano come il simbolo del legame con la terra. L’orto garantisce la freschezza e la stagionalità dei suoi prodotti. I formaggi di capra e i pecorini,  il latte e le carni delle mucche frisone,  il miele e l’olio,  tutti prodotti nella Fattoria,  sono tra le ricchezze che oggi offre la Fattoria di Fiorano a chi desidera fare parte di una storia singolare. Rendere universale il particolare senza tradirne l’unicità. Questo è oggi l’obiettivo della Fattoria di Fiorano. Che sia unica,  per tutti.

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